Matteo Carlomusto: la porn couture è il mio manifesto.

Matteo Carlomusto ci racconta di come la sua evoluzione stilistica e personale abbia dato vita a un brand riconoscibile e desiderabile.

Ciao Matteo, raccontaci chi sei e dove ti sei formato.

 

Ciao, sono nato a Pontecorvo, un paese nella provincia di Frosinone, dove ho vissuto con la mia famiglia fino all’età di 19 anni. Ho conseguito un diploma in grafica pubblicitaria al Liceo Artistico di Cassino, prima di trasferirmi definitivamente nella città in cui vivo e lavoro attualmente, Firenze. Nel 2015 mi sono diplomato come Fashion Designer all’Accademia Italiana e ho iniziato subito a lavorare come stylist e designer presso alcuni uffici stile e riviste del settore, tra la Toscana, Parigi e Berlino.

 

Come nasce il brand Matteo Carlomusto?

Solo nel 2017, all’età di 24 anni, spinto da una fortissima urgenza e voglia di mostrare al mondo il mio personale codice estetico all’interno del Fashion, ho deciso di intraprendere la carriera come Designer indipendente debuttando con la prima collezione ufficiale al Berghain di Berlino per la Berlin Alternative Fashion Week, portando un restyling della collezione del diploma, ampliata e riadattata per un prodotto complessivo di 16 looK.

 

Stavo mutando rapidamente sia come persona che come designer, motivo per cui mixai due concetti che seppur molto distanti, avevano un forte nesso: l’immagine del burqa, rivisitato in chiave maschile e sportiva e l’immagine estremamente fetish dell’uomo con abiti erotici e apparentemente femminili che iniziavano a dar voce alla mia forte impronta queer.

 

Entrambi i concetti erano una protesta contro i vari stereotipi della società e le imposizioni culturali della religione. La stessa collezione fu presentata a distanza di una settimana in un evento per designer emergenti a Brno, in Repubblica Ceca. Da lì ho continuato a lavorare su una collezione all’anno, presentando i successivi progetti in Olanda per il Fashion Clash Festival nel 2018 e nuovamente in Repubblica Ceca, a Olomouc, nel 2019.  Il 2020 è stato, invece, un anno particolarmente duro, avrei dovuto presentare la mia migliore collezione di sempre, PORN COUTURE, ma non è stato possibile.

 

 

Parlaci di PORN COUTURE.

 

Mi piace definire PORN COUTURE un Manifesto, come se fosse la mia collezione più rappresentativa. In realtà è più corretto chiamarlo Progetto.

Il 2020 mi ha fatto capire che i ritmi frenetici del lavoro danneggiano la nostra creatività e che ogni singola creazione necessita più attenzione e più dedizione. Per via di questo motivo e per via dell’impossibilità di creare un evento in cui poter far sfilare i miei capi, PORN COUTURE verrà presentata passo dopo passo tramite progetti fotografici ed editoriali appositi.

Il mio sogno sarebbe , una volta passato il periodo terribile , dare vita ad uno Show, apparentemente tradizionale, che andrà però a concludere questo percorso piuttosto che ad aprirlo.

 

Questo progetto e questo nome nascono da una mia forte esigenza di esaltare e venerare la bellezza del corpo nudo, in particolare quelle zone del corpo che per molti sono ancora un taboo, come farlo attraverso i vestiti? Ho scelto così di disegnare, ispirandomi ovviamente all’immaginario fetish, capi in cui dare risalto alla nudità di parte intime, costruendo intorno ad esse degli abiti che in qualche maniera li valorizzassero, come da cornice. Tra le reference che questa “collezione” ha, si può pensare alle performer di Burlesque degli anni passati, l’arte Drag, l’universo kink, l’homo-erotismo e la leather community dei tempi di Tom of Finland.

 

Quanto è importante per te la comunità LGBT?

 

Beh, è tutto. Grazie ad essa il mio Brand ha acquisito più credibilità e importanza negli anni e anche se il mio marchio è rivolto a qualsiasi tipologia di target, avrà sempre un occhio di riguardo nei confronti della comunità LGBTQI+, che è la comunità di cui faccio parte, da sempre. 

Comunità che mi ha sempre supportato e da cui ho sempre rubato tanto!

Come dico sempre, la Moda è una sorta linguaggio, attraverso cui ci esprimiamo e ci raccontiamo. Ma il compito che un Designer ha è anche quello di insegnare, attraverso un messaggio o un esempio da dare attraverso le proprie creazioni. E’ quello che io faccio tutti i giorni attraverso i miei vestiti, per protestare, per sensibilizzare, ma soprattutto, per PARLARNE! 

 

Qual è il tuo target di riferimento e quanto pensi di arrivare alle persone con la tua moda?

 

Non so ancora quanto i miei prodotti arrivino alle persone, spero tanto. Ho sempre avuto feedback positivi da persone del settore ma al contempo ho sempre notato di essere un outsider.

Come ho anticipato, non ho un target di riferimento, mi piacerebbe vestire qualunque tipo di persona, chiunque si senta a proprio agio nei miei vestiti o chiunque non si senta a proprio agio nell’abbigliamento comune e cerca una strada secondaria per affermarsi. Sicuramente i miei prodotti sono apprezzati maggiormente da un target più giovanile e da parte dello spettacolo. Ho avuto modo di confrontarmi per lo più con artisti finora, ma mi piacerebbe molto una linea più Ready To Wear. Quando sarà pronta, spero presto, sarà più facile capirlo.

 

Achille Lauro, Myss Keta, Ghali.. chi altro ti piacerebbe indossasse le tue creazioni?

 

Mi piacerebbe molto lavorare per/con Arca e Rihanna.

 

Che ricerche fai prima di creare qualcosa?

 

Studio molto il concept che voglio dare alle collezioni, anche se sono temi per cui nutro forte  interesse e già conosco. Uno step fondamentale sicuramente è capire l’immaginario specifico che voglio andare a raffigurare e la scelta della cartella colori; soprattutto per questi due fattori è molto importante la ricerca. Mi aiuto molto con il cinema, la musica e il repertorio di fotografi.

 

Per quanto riguarda invece la scelta dei tessuti sono sempre proiettato su una tipologia di tessuto sintetico come pvc, vinile, tessuti spalmati e doppiati come finte pelli.

 

Quali o chi sono i tuoi riferimenti nella moda?

 

Nella moda non ne ho molti, faccio più riferimento ai trend del periodo e ai maggiori esponenti che tramite i social ne danno voce. Posso dirti che i brand che preferisco sono Hood By air e senza dubbio l’intero archivio di Thierry Mugler, ma preferisco solitamente avere un procedimento diverso, rubo molto dalle subculture tramite cui sono nati movimenti e comunità che poi vado ad omaggiare, e mi lascio ispirare molto dalla musica che ascolto.

 

Come vedi te e il tuo brand nel 2030?

 

Negozi ovunque e un impero ai miei piedi. Scherzo, preferisco pensare al 2022 piuttosto, mi piacerebbe molto avere delle persone o dei collaboratori con cui lavorare, un e-commerce ben gestito e la possibilità di mettere in piedi uno show pazzesco qui in Italia, in quello sono molto tradizionale!

 

 

 

Foto di ENRICO BERNI