Porn Couture: la collezione di capi genderless di Matteo Carlomusto

La Bondage couture del giovane designer Matteo Carlomusto.


 

PORN COUTURE è l’ultima collezione di capi genderless di Matteo Carlomusto, il marchio emergente fondato dall’omonimo Designer ventisettenne di Firenze.
Durante la Berlin Alternative Fashion Week, nel 2017, il giovane designer ha modo di esordire con la sua prima capsule; la comunicazione esplicita e controversa dei suoi capi col tempo inizia ad essere apprezzata anche oltre il bacino berlinese, sicuramente più avvezzo a digerire il suo linguaggio, infatti, Carlomusto ha avuto modo di
raccontarsi in diverse e importanti vetrine editoriali come i-D, Kaltblut Magazine, Vogue Italia, King Kong, L’officiel e Fucking Young.
Il brand, caratterizzato da una costante drammaticità estetica, dove eros e trasformismo sono il fil rouge nella personalità del designer; ha già conquistato una considerevole nicchia di amanti del genere queer e vanta varie collaborazioni con artisti come Brooke Candy o Myss Keta.
Conosciamolo meglio.

 

 

Come hai iniziato il tuo lavoro?


Nel 2015 ho conseguito un diploma di laurea in Fashion Design all’Accademia Italiana di Firenze, dopodiché mi sono cimentato nello styling per riviste del settore e nel design presso gli uffici stile di alcuni brand. Il mio vero e proprio debutto è stato solo nel 2017, quando ho presentato la mia prima collezione ufficiale al Berghain, facendo un lavoro di restyling ampliando la collezione con cui mi sono laureato. Ho presentato così la mia FW 17-18 durante
la Berlin Alternative Fashion Week e a distanza di una settimana in una passerella di Brno, in Repubblica Ceca. Da lì ho continuato a lavorare su nuove collezioni che poi ho presentato in giro per l’Europa.
Protestare è sempre stato il mio stimolo più grande e nella moda ho trovato un ambiente adatto per farlo. La mia prima collezione mostrava burqa in chiave maschile e nelle collezioni successive ho continuato a sottoporre l’immagine dell’uomo a sfide continue contro gli stereotipi di genere. Nel tempo ho sviluppato forte
interesse anche nella realizzazione di abiti femminili, arrivando così, negli ultimi progetti, a presentare un prodotto poco limitativo e rivolto a tutti.

 

 

Il Brand è in perenne fase di processo e muta rapidamente di stagione in stagione.
Nei miei più recenti lavori la nudità è un fattore notevolmente rilevante, come preannuncia il nome dell’ultima collezione PORN COUTURE a cui ho scelto di non attribuire una specifica stagione o uno specifico sesso, essendo composta da capi per lo più multistagionali e spesso rivolti allo spettacolo.

 

 

Hai un fetish preferito?


Come designer ti risponderei che il mio fetish più grande è vedere l’effetto che hanno i tessuti che utilizzo e i vestiti stessi sul corpo umano. Sono particolarmente affascinato dall’oppressione che gli abiti più aderenti hanno sul corpo. Amo vedere come il segno della corsettatura sulla pelle o l’odore del vinile usato diano vita al capo.
Ho sempre riscontrato una forte influenza Fetish nel mio lavoro fin dalla prima collezione, ma nell’ultima do particolare sfogo a questa esigenza: l’esaltazione della nudità e dell’erotismo tramite forti richiami all’arte del Burlesque e del Drag o all’universo kink e homo-erotico; temi che mi hanno ispirato a creare una collezione
che copra il corpo ma lasciando in evidenza parti intime come seno, genitali o ascelle e alterando canoni estetici che riportano all’immagine storica e classica del BDSM.
Il capo in sé è un “feticcio” per chi lo desidera, soprattutto nell’era in cui ci viene mostrato un prodotto tutti i giorni affinché venga acquistato. Spero quindi che siano i miei vestiti, prima o poi, a diventare il feticcio di chi li desidera

 

 

Nei tuoi lavori c’è una forte connessione fra la tematica erotica e la moda, pensi che qui in Italia  possa essere capita?

Nei primi anni notando un successo più radicato in paesi esteri ho pensato che l’Italia non fosse adatta al mio prodotto, ma magari ero io a non esserne pronto.
Pensavo che la tradizione e la sartoria, caratteristiche forti del made in Italy e del target italiano, bloccassero il successo di designer emergenti come me.
Da poco tempo invece sto ottenendo un riscontro positivo anche nel nostro paese e penso che in Italia ci sia spazio anche per Artisti di questo genere.

 

Se ti riferisci alla mia forte influenza fetish, penso sia difficile la totale comprensione dell’argomento da parte dello spettatore, soprattutto per l’origine che questa tematica ha, qui in Italia come nel resto dei Paesi. Al contempo penso ci sia, grazie alle nuove generazioni e ai nuovi trend, maggiore accettazione per tipologie di abbigliamento più estremo e alternativo. Nonché più libero e fluido.
Ma non penso questo basti! Penso debba esserci più analisi nei confronti della Moda. Analizzare la innumerevoli reference che la moda ha avuto negli anni e ha tutt’ora è un passo fondamentale da fare per non continuare a considerarlo un settore frivolo e fatto solo di immagine. L’abbigliamento è un linguaggio, attraverso cui
ci esprimiamo e ci raccontiamo.

 

 

 

C’è un brand italiano con il quale ti piacerebbe collaborare?


Ho pensato spesso a questa cosa per capire se effettivamente fosse un mio desiderio quello di collaborare con un altro designer e ho capito che una bella sfida non sarebbe collaborare con un brand a cui mi ispiro ma con un brand completamente opposto al mio.
Ed è per questo che ho fantasticato più volte su una collaborazione con Fiorucci.

 

 

Foto 1-2-3-4-5-7 di Enrico Berni

Foto 6 di Federica Orzingher